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Kanun
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Con il nome di mwbqmwbgKanun si indica uno dei numerosi mwbwcodici di mwcadiritto consuetudinario creatisi e tramandati oralmente nelle zone montane dell'mwcqAlbania.

Nel corso della storia, le leggi consuetudinarie albanesi sono state modificate e integrate con nuove norme in conformità alle varie tappe dello sviluppo socio-economico. Nel diritto consuetudinario albanese, i concetti di mwcwmwdabesa (buona fede) e mwdqnderi (onore) sono di fondamentale importanza come pietra angolare della condotta personale e sociale.

La prima codificazione nota del diritto consuetudinario albanese fu pubblicata nel XIX secolo. Nel corso del XX e del XXI secolo sono stati pubblicati vari codici, tra cui il mwdwmweaCanone di Lekë Dukagjin, il mweqKanun di Skanderbeg e il mwegKanun di Labëria. Durante il mwewregime socialista, lo Stato albanese abolì per legge le pratiche consuetudinarie, che tuttavia in seguito hanno tornato a essere praticate. Più in generale, il mwfaKanun è tuttora parte integrante del patrimonio culturale albanese e non differenzia tra le quattro confessioni tradizionalmente presenti nel Paese (mwfqCattolicesimo, mwfgOrtodossia, mwfwSunnismo e mwgaBektashismo).

Contents

Storia
Note

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Storia

Le esatte origini del Kanun sono poco chiare, dato che i principi etici e le prescrizioni legali da esso previsti sembrano essere già stati presenti nell'Albania del mwhamedioevo (Arbëria), se non prima. La compilazione del più autorevole dei codici che portano il nome di Kanun, invece, è tradizionalmente attribuita a mwhqLekë Dukagjini, principe cattolico della regione dell'attuale mwhgKosovo e contemporaneo del condottiero anti-ottomano mwhwGiorgio Castriota Scanderbeg (il fratello di Lekë, Nikollë Dukagjini, fu tra i membri fondanti della mwiqLega di Alessio capeggiata da Scanderbeg), il quale sistematizzò i precetti tradizionali in una raccolta che, secondo la tradizione, avrebbe trasformato i principi della vita sociale in una vera e propria legge civile (come nel caso di altri legislatori storici, la sua figura potrebbe essere una personificazione esagerata come mwigLicurgo, oppure di committente, come nel caso del mwiwCodice giustinianeo, o un caso di figura autorevole che si dedica ad un lavoro di sgrossamento intellettuale per il beneficio della comunità, come nel caso della mwjatraduzione in vernacolo della Bibbia di mwjqMartin Lutero). Il codice venne in seguito tramandato soprattutto in mwjgforma orale, formando la base della regolamentazione sociale, giuridica e commerciale nei territori albanesi, specie in quelle zone impervie (prima fra tutte la mwjwMalësia del nord mwkaghego) in cui più a fatica penetravano i poteri statali stranieri (bizantino, serbo, ottomano, ecc.).

Dopo essere per secoli sopravvissuto al mwkgdominio ottomano, il Kanun era ancora radicato nella vita del Paese, quando quest'ultimo ottenne l'mwkwindipendenza nel 1912. In questi anni, mwlaShtjefen Gjeçov, frate mwlqfrancescano originario del Kosovo, raccolse in forma scritta l'intero corpo del Kanun, viaggiando per la maggior parte dei territori abitati da albanesi e producendo 12 volumi scritti nel mwlgdialetto ghego della mwlwlingua albanese. Severamente contrastato dal regime comunista di mwmaEnver Hoxha, dopo il crollo del mwmqcomunismo è sporadicamente tornato a regolare la vita giuridica in alcune sacche di territorio nelle zone più profonde dell'Albania settentrionale. Fra i molti altri ambiti della vita su cui si esprime in grande dettaglio, il codice (nella forma in cui è stato tramandato) fissa in maniera rigorosa il dovere di mwmgvendicare l'uccisione di consanguinei, colpendo i parenti maschi dell'assassino fino al terzo grado di parentela.

Il codice fu importato in Italia dagli mwnaArbëreshë, in una versione mwnqtosca – esistono versioni indigene del Kanun fino alla mwngCiamuria, loro probabile regione d'origine – quando alla fine del mwnwXV secolo essi dovettero fuggire dalla conquista ottomana, portando con sé la propria identità mwoacattolica-bizantina in Italia, soprattutto in regioni come la mwoqPuglia, la mwogCalabria, la mwowBasilicata e la mwpaSicilia dove, in secoli successivi, esso avrebbe fornito un ostacolo etico-giuridico contro l'espansione di fenomeni come il mwpqbrigantaggio e poi la mwpgmafia.

Durante la mwqamonarchia albanese, il re mwqqZog I lo vide come una minaccia per il potere dello stato e un ostacolo alla creazione di un Paese moderno. Anche se ufficialmente abolito, il Kanun continuò ancora a regolare la vita di molti albanesi, giungendo persino a rendere il monarca stesso più volte oggetto di tentativi di omicidio, sempre fondati sul Kanun. Nello stabilirsi del sistema comunista, che riuscì invece a cambiare profondamente la mentalità e la società albanesi, l'autorità giuridica del Kanun andò a perdersi nella maggior parte dell'mwqgAlbania, riemergendo in seguito solo nelle comunità montane più isolate.

Descrizione e contenuti

Al di là della trascrizione a fini di studio, il Kanun è tradizionalmente un codice orale (visto il divieto ottomano sul possesso di qualsivoglia testo scritto in mwrqlingua albanese prima, e l'ostilità dello Stato nazionale poi), la cui tradizione è affidata a uomini anziani e rispettati dalla comunità, ed all'istituzione tradizionale nota come mwrgkuvend ("assemblea", dal mwrwlatino mwsaconventum, "adunata"): a queste due autorità popolari erano affidati compiti quali enunciare gli articoli relativi alla situazione in questione, sciogliere apparenti contraddizioni, e fare da tramite e pacificatore tra due famiglie in faida (specialmente nel caso di famiglie più piccole: i clan più potenti ed i mwsqflamur o "bandiere", e le alleanze tra clan limitrofi, si affidavano a figure note come mwsgkasnec o "araldo", a sua volta regolamentato dal Kanun).

Molti concetti, come l'autorità del mwtqpater familias, il diritto alla proprietà privata e la sua integrità, il diritto alla successione e altri aspetti della vita familiare derivavano dal diritto latino, mentre per l'istituto della mwtggjakmarrja o mwtwfaida (lett. "prendere sangue"), assente nel mwuadiritto romano ma comune nell'area mediterranea (cfr. simili codici in mwuqSicilia, mwugCalabria, mwuwPuglia, mwvaSardegna e mwvqCorsica) sono state ipotizzate mwvgorigini illiriche. D'altronde, diversi principi fondamentali del Kanun presentano forti somiglianze con istituti e mentalità della mwvwGrecia antica: prima tra tutti la mwwamikpritja ("ospitalità", lett. "accoglienza dell'amico"), affatto simile alla mwwqxenia delle fonti classiche, o la faida stessa, documentata nella mwwgGrecia arcaica. Tale somiglianza indica una possibile (ma ancora speculativa) continuità con tradizioni molto più antiche, dall'origine forse condivisa con quelle tradizioni registrate e poi estintesi nella mwwwGrecità classica (esempio celebre e paradigmatico è la terna di tragedie componente l'mwxaOrestea di mwxqEschilo, il cui argomento è una faida intestina che trova conclusione nella fondazione dell'mwxgAreopago ateniese e delle istituzioni giuridiche di quella città), ma sopravvissute nella Grecia "periferica" (mwxwTessaglia, mwyaEtolia) fino a tempi molto più inoltrati.

Istituti disciplinati

Regolando da secoli la vita nelle zone montuose a nord del paese il codice si occupa sia di diritto civile sia penale disciplinando numerosi aspetti tra cui: i diritti e le immunità della Chiesa, la famiglia, il fidanzamento e il matrimonio, la proprietà privata e la successione, il lavoro, i prestiti e le donazioni, il giuramento e la besa, l'onore, il risarcimento dei danni, i delitti infamanti, la vendetta, il codice giudiziario degli anziani, i privilegi e le esenzioni.

La famiglia

Il sistema familiare codificato dal Kanun è di tipo patriarcale e si basa sul clan: una famiglia allargata con a capo il maschio più anziano. La famiglia era la più piccola unità del clan, i quali, visto l'isolamento del terreno, si estendevano in una determinata area. I matrimoni erano anche uno strumento per stabilire alleanze tra famiglie e clan, per questo erano concessi solo a due individui che non risultavano cugini nemmeno di un lontano grado. Era previsto anche il divorzio (anche se malvisto), e in tal caso i figli maschi passavano al padre e le femmine alla madre.

Il codice prevedeva anche un rito, con il quale due persone potevano diventare fratelli, anche legalmente.

L'individuo

Il Kanun imponeva le sue regole ai suoi individui, i quali dovevano in seguito insegnare tali regole ad altri. La persona non conosceva altre persone superiori a lui in dignità, e doveva ribellarsi in ogni occasione in cui veniva violata la sua libertà. L'opposizione alla schiavitù era molto forte:

«

Il Kanun delle montagne dell'Albania non distingue le persone l'uno dall'altro. Sono tutti uguali, anima per anima, davanti a Dio

»

(Kanun, Libro VIII, Capitolo XVII, punto 593 (edizione del 1933 stampata a Scutari))

Besa e nder

La "mwbgbesa" (pron. "béssa"), termine traducibile con la mwbwfides dei Romani (e non con l'italiano "fede", che è mwcafeja anche nel senso di "fidanzamento", mwcqfejesë) è l'onore individuale, contrapposto all'onore della famiglia (mwcgnder, latino "honor" o "decus"). La differenza tra i due concetti è che lo mwcwnder, più vicino al concetto mediterraneo di "onore" inteso come "rispettabilità della famiglia" un tempo presente nel Diritto familiare italiano (quando ad esempio veniva riconosciuto il mwdadelitto d'onore), viene costruito e mantenuto dai comportamenti di tutti i membri della famiglia: la castità delle figlie nubili, l'obbedienza dei figli scapoli, la fedeltà delle donne sposate, la coscienziosità e rettitudine degli uomini sposati, la laboriosità delle donne in generale e il coraggio degli uomini in generale contribuiscono a mantenere (o, in caso di inadempienza, a danneggiare) lo mwdqnder della famiglia e di chi a essa si associa.

La besa, invece, virtù tipicamente maschile, consiste in un comportamento da cui dipende l'autorevolezza dell'uomo e la sicurezza dei suoi familiari (mwdwpeshë, "peso" della parola e mweahije, "ombra", dell'uomo che la pronuncia; cfr. lat. "gravitas" o "auctoritas") – è quindi dipendente in primo luogo dalla fanatica aderenza alla parola data, concetto marcato da numerosi aneddoti, leggende ed mweqexempla nel folclore albanese. È degno di nota il fatto che, anche nell'Albania contemporanea, ormai sradicata dalla mentalità del Kanun, uno degli insulti personali più pesanti e imperdonabili sia l'etichetta di mwegpabesë, cioè "senza besa" – insulto affine ai gravissimi mwewinfidus e mwfaperfidus in mwfqlatino classico, termini molto più pregnanti dei derivati italiani – mentre sono popolari i nomi di persona maschili Besnik ("fedele") e Besim ("fiducia").

L'ospitalità

L'ospitalità, che sicuramente ha un'origine più lontana, era uno dei valori principali degli albanesi. Una persona doveva essere ospitata e onorata a ogni costo. In molti casi, si finiva per ospitare anche momentaneamente persone "avversarie", appartenenti a un clan nemico, ma la legge valeva lo stesso anche in questo caso. Infatti, riguardo all'ospitalità, il Kanun sottolinea:

«

La casa di un albanese è di Dio e dell'ospite.

»

(Libro VIII, capitolo XVIII, punto 602 (edizione del 1933 stampato a Scutari))

La vendetta

Viene regolato dal Kanun anche il sistema delle vendette di sangue: viene fissato in maniera rigorosa il dovere di vendicare l'uccisione del proprio consanguineo, colpendo l'assassino o i suoi parenti maschi fino al terzo grado di parentela. Adempiere alla vendetta è considerato un obbligo, pena la perdita dello mwhander (v. sopra): oltre all'ostilità generale della comunità, la famiglia stessa del "codardo" provvede a ostracizzarlo, tramite gesti altamente simbolici come il mwhqcaffè sotto il ginocchio (quando la famiglia avesse bevuto il caffè insieme, al colpevole la tazzina sarebbe stata consegnata non sul tavolo, ma per terra, accanto al piede).

Il perdono da parte dei parenti offesi è previsto e regolato da uno specifico rituale, ed è mediato dai sacerdoti, anche di fedi diverse quando più di una sia presente nella comunità, oltre che dai notabili della stessa.

Il perdono, considerato saggio quanto l'omicidio, poteva essere applicato su ogni familiare, a discrezione completa della parte lesa.

La regola della vendetta di sangue obbliga i maschi a restare rinchiusi per mesi all'interno delle proprie abitazioni, senza mai uscire di casa. Per il disbrigo di tutte le faccende domestiche vengono inviate all'esterno soltanto le donne. I clan mafiosi provvedono a sorvegliare le abitazioni, pronti ad uccidere qualsiasi maschio osi uscire all'aperto, sfidando le regole del codice. La stessa intimidazione famigliare continua è parte della vendetta.cite-ref-1[1]cite-ref-2[2] Il codice prevede anche l'inviolabilità della donna e il divieto di sparare a un uomo che si fa accompagnare da una figura femminile.cite-ref-3[3]

Capitoli

Il mwlwKanun di Lekë Dukagjini è composto da 12 libri e 1262 articoli:

1. Chiesa:

1. Chiesa,
2. Cimiteri,
3. Proprietà della chiesa,
4. Il prete,
5. Lavoratori della chiesa;

2. Famiglia:

1. Composizione della famiglia;

3. Matrimonio:

1. Fidanzamento,
2. Matrimonio,
3. Kanun dello sposo,
4. Suoceri,
5. Separazione,
6. Eredità;

4. Casa, bestiame e proprietà:

1. La casa e i suoi dintorni,
2. Bestiame,
3. Proprietà,
4. Confini;

5. Lavoro:

1. Lavoro,
2. Caccia,
3. Commercio;

6. Trasferimento e proprietà:

1. Prestito,
2. Dono;

7. Parola;
8. Onore:

1. Onore individuale,
2. Onore sociale,
3. 'Sangue' e genere; fratellanza e padrini;

9. Danni;
10. Diritto penale:

1. Penale,
2. Furto,
3. Omicidio (discussione sul sanzionamento delle faide);

11. Kanun degli anziani;
12. Esenzioni ed eccezioni.

1. Tipi di eccezioni,
2. Morte.

Nella cultura di massa

• Incentrata sul dovere di compiere faida prescritto dal Kanun è la trama un romanzo di mwzgIsmail Kadare del 1978, mwzwmw0aAprile spezzato.
• Il regista Joshua Marston ha dedicato al tema della vendetta di sangue un film, mw0gThe forgiveness of blood, apparso in Italia con il titolo mw0wmw1aLa faida. Il film è stato girato nella provincia di mw1qScutari nel 2011.
• Sul Kanun e in particolare sul fenomeno, da esso regolamentato, delle mw1wburrneshë (donne che assumevano il ruolo legale, con annesse responsabilità, di un uomo) è incentrato il film mw2amw2qVergine giurata di mw2gLaura Bispuri (2015), liberamente tratto da un romanzo di mw2wElvira Dones con lo stesso titolo.
• Nel 2024 la scrittrice mw3qValentina D'Urbano pubblica per Mondadori il libro mw3gFiglia del temporale, Hira la protagonista diventa una mw3wburrneshë (vergine giurata) per sfuggire a un matrimonio combinato.

Note

cite-note-11. mw5gMarco Negri, Marianna Di Piazza e Roberto Di Matteo, mw5wmw6aSolo il sangue lava il sangue, il codice d'onore albanese – vivere rinchiusi in casa, su mw6qit.insideover.com. mw6gURL consultato il 26 gennaio 2020 mw6w(mw7aarchiviato il 26 gennaio 2020).
cite-note-22. mw8amw8qmw8gTG2 Dossier del 25 gennaio 2020, su mw8walbanianews.it. mw9aURL consultato il 26 gennaio 2020 mw9q(archiviato dall'mw9gurl originale il 19 ottobre 2020).
cite-note-33. mw-gRomina Kavaja, mw-wmw-aAlbania: storia ed applicazione del "Kanun", il codice dell'onore di Lekё Dukagjini, su mw-qreportdifesa.it. mw-gURL consultato il 26 gennaio 2020 mw-w(mwaqaarchiviato il 26 gennaio 2020).

Bibliografia

• citerefdonato-martucciDonato Martucci (a cura di), Il Kanun di Lek Duikagjini, Nardò, Besa Editore, 2013.

Voci correlate